“Ad Auschwitz c’era la neve…”

Viaggio fotografico nei luoghi della memoria

(Cracovia-Auschwitz-Birkenau-Fabbrica di Schindler)

“ Arbeit Macht Frei” – Finalmente ci troviamo davanti all’ingresso di Auschwitz, davanti a quella scritta che tutti hanno sempre visto e alla quale probabilmente non hanno dato il giusto peso. In un primo momento viene d’abbassare la testa in segno di rispetto e rimanere in silenzio ma la folla ci trascina e pertanto ci lasciamo travolgere…. cominciamo a fotografare. Il continuo brusio, le guide che parlano, non c’è tempo perfermarsi e riflettere ma ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi è un pugno nello stomaco e non può andare a finire nel dimenticatoio. Stanze piene di teche, scarpe, capelli, oggetti personali, valigie, fotografie raccontano storie di bambini, donne ed uomini che lì hanno lasciato la loro vita, inconsapevoli di ciò che li aspettasse… Fuori c’è freddo e nevica…..vediamo filo spinato ovunque, la piazza dell’appello, la forca, i forni, le garitte dei soldati che sembrano spiare chi calpesta i luoghi dell’orrore. Gli edifici dai mattoncini rossi sanno ancora di morte e sofferenza  indicibile…. Visitare Auschwitz e Birkenau una sola volta non basta…. ci sono una moltitudine di storie da ascoltare e ogni visitatore deve ricordare, ha il dovere di “Coltivare la Memoria”, trasferirla ai giovani, perché quando non ci sarà più questo fiume di gente a calpestare i viali di Auschwitz/Birkenau allora sarà tutto dimenticato  e questo non deve e non può accadere!  Una frase della guida che ci accompagnava all’interno del “santuario del dolore”, di cui non ricordiamo il nome, ci colpì terribilmente, ci scosse e rimarrà per sempre impressa nella nostra mente: “….la fabbrica della morte funzionava nel pieno rispetto della legge….”. All’interno dei campi di Auschwitz i deportati morivano secondo l’orribile legge alla base del credo nazista….  Queste fotografie desiderano offrire la nostra personale “visione”. Fotografie che documentano, oniriche, crude e d’impatto, che tentano di far rivivere, a coloro che le osserverà, lo stato d’animo, l’angoscia, il dolore e la rabbia che abbiamo provato nel vedere e nel “calpestare” questi luoghi.

© Manuel Zucchini

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